Cos’è l’osteopatia?
Questa è una domanda che mi hanno rivolto tanti nel corso della mia professione.
E che mi son rivolta tante volte anche io.
Dopo circa 25 anni di lavoro e di ricerca ininterrotta, posso dire che non c’è una risposta definitiva, ma una aperta e in perenne evoluzione.
Ma facciamo un passo indietro e torniamo alle radici di questa arte che è anche scienza sul campo.
Torniamo al suo fondatore, il caro Dr.Andrew Taylor Still (Virginia 1828- Missouri 1917). Un medico di campo, la cui formazione fu influenzata dal padre (medico a sua volta, e pastore metodista), e dalla convivenza con i nativi americani del Missouri, nelle cui riserve crebbe mentre il padre espletava la missione di pastore.

Andrew Taylor Steel, 1828-1917
Dal primo ricevette una formazione professionale e umana, che includeva tanto l’esperienza medica quanto quella religiosa e pastorale, mentre dai secondi, in particolare dagli Shawnee, ricevette un’esperienza di spiritualità e medicina tradizionale olistica in cui il riposizionamento articolare manuale era parte integrante della cura.
Still si sposò giovane ed ebbe numerosi figli. Ma affrontò presto un periodo di profonda crisi e poi di trasformazione interiore e professionale, in cui la perdita della moglie e di ben 4 figli (che non riuscì a salvare da meningite e polmonite) fu decisiva.
Dopo un periodo di esercizio della medicina accademica, deluso, decise di abbandonare farmaci e chirurgia, per sviluppare una nuova medicina, esclusivamente manuale, i cui principi e metodi descriverà dettagliatamente nel suo libro “Filosofia dell’osteopatia”.
Still rinnegò l’approccio allopatico, in quanto condizionato da una visione meccanicistica e riduzionista che limita l’attenzione dell’osservatore alla singola parte del corpo e alla singola manifestazione (sintomo/ malattia/ lesione), e dimentica l’importanza di cogliere
l’interezza del funzionamento dell’organismo e di ciò che in esso si manifesta: una forza che ne regola ogni funzione, ogni processo e ogni cambiamento, incluse la cosiddetta malattia e la stessa guarigione.
La medicina allopatica si è fatta cieca alla visione globale e legge infatti i singoli cambiamenti, i sintomi, della cosiddetta “malattia” come fenomeni indipendenti , avulsi dal sistema di cui fanno parte.
Questo sguardo settoriale, per quanto preciso, impedisce di scorgere e comprendere il quadro globale della salute del paziente, fugando ogni possibilità di giungere ad una vera cura, e quindi guarigione.
Trasforma invece la medicina in un mero strumento per spegnere i sintomi, che sono solo aspetti parziali dei processi in corso, ignorando cosa questo possa comportare per l’interezza del sistema e del processo di salute stesso.
In sintonia con la medicina dei nativi americani e dell’antica tradizione orientale, Still si accinse dunque a ricercare la salute, la fonte stessa della vita, quel misterioso quid che rendeva possibile la nascita di una nuova vita e ne governava poi ogni sua funzione (crescita, riparazione, morte e rigenerazione di cellule e tessuti), fino alla morte ed oltre.
Ma cos’è la salute? E cos’è “malattia” secondo A. T. Still ?
La vita è movimento, di conseguenza anche la salute è movimento.

Per Still ciò che oggi chiamiamo “lesione osteopatica” e “malattia” (egli si occupava di entrambi senza distinzione, affermando l’unicità della medicina), non sono altro che un adattamento della salute stessa, manifestazioni, sintomi, dello stesso processo unitario, e vanno quindi definiti in relazione al movimento, e al suo cambiamento.
“Lesione” e “malattia” sono un movimento aberrato, restante del movimento originario integrale della vita, grazie al quale però la salute continua a manifestarsi, cerca e trova un nuovo equilibrio per mantenere la vita, e in prospettiva fortificarla.
Dunque tale movimento aberrato è salute, salute che sperimenta, elabora, si riorganizza ed apprende, per trasformarsi e crescere.
Non una lesione o malattia da sopprimere, correggere, normalizzare. E’ piuttosto essa stessa già correzione, spontanea necessaria all’interno di un percorso e una missione precisa finalizzata alla vita stessa.
Un “insulto”, un danno all’organismo, di origine traumatica, bio-chimica, psico-emotiva, chirurgica, termica, etc.., viene presa in carico dalla salute con i tempi e l’intensità necessaria.
Bisogna comprendere che qualcosa di molto grave e molto disturbante per l’equilibrio non può essere risolto in breve tempo, e ciò che a noi appare uno stato di malattia prolungata, non è altro che il manifestarsi o di recidive, o semplicemente di un processo di riequilibrio della salute più lungo,
Faccio un esempio.
Se banalmente subisco un importante colpo di frusta in un grave incidente d’auto, le forze vettoriali di energia cinetica che hanno investito il mio corpo possono tradursi anche in diversi quintali di peso per centimetro quadrato di pelle sul mio corpo.
Se si volesse alleggerire di questo peso quelle zone che conservano quella forza cinetica dovremmo imprimere una forza uguale e contraria, che di fatto rischierebbe verosimilmente di provocare una rottura nei tessuti corporei.
L’organismo, o meglio ciò che lo anima, invece trasduce queste forze compressive e distensive, in modo da ri-distribuirle e ri-organizzarle attraverso compensazioni e riadattamenti di cui si prende in carico l’interezza del corpo, in un processo vivo, dinamico, sempre attualizzato.
L’obiettivo è simultaneamente tanto l’ammortizzazione delle forze che si subiscono, quanto l’avvio, su un altro piano, di un processo biologico-esistenziale di apprendimento per la salute, per trasformarsi tanto nella forma come nella funzione, per evolversi e diventare più forte e organizzata.
Struttura e funzione in osteopatia sono in reciproca relazione, l’una risponde all’esigenza dell’altra.
La necessità di una funzione definisce la forma e la struttura che assumerà l’ organo, e tutte le funzioni nella loro interdipendenza determineranno la forma globale del corpo.
La struttura assunta dunque rispecchierà e risponderà esattamente alla funzione che deve essere svolta.
Still giunse così al capovolgimento della visione allopatica, materialista, ed approdò a quella olistica spirituale, ribadita e ricercata fino alla fine della sua vita. E’ storica la sua frase: “il compito di ogni osteopata è cercare la salute, non la lesione. Chiunque può trovare la lesione!” (anche intesa come malattia in senso generale).
Questo è il senso dell’osteopatia, il motivo per cui nasce e la direzione del percorso iniziato dal suo padre fondatore, ancora oggi valida e attuale.
Nella seconda parte di questo articolo, vedremo come tutto questo incontra e trova conferma in alcuni principi scientifici fondamentali, e come si traduce nella pratica quotidiana di ogni osteopata.

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