Guida alla lettura: questo articolo è la seconda parte di un progetto più ampio, dal titolo “Riflessioni sull’essenza dell’osteopatia e il potere dimenticato”. Ti consiglio di leggere qui la prima parte e poi proseguire con questa lettura.
Per un osteopata sintonizzarsi con la salute significa mettersi a servizio dell’unità, della vita e delle sue leggi, per sostenerla e permetterle di ri-manifestarsi pienamente.
Ciò che è diviso, aberrato, separato, disarmonico, in seguito a un trauma, con un gesto coerente, può essere aiutato a reintegrarsi e tornare all’unità, all’armonia, alla calma.
Ovvero a quello spazio sacro in cui può manifestarsi una vera guarigione, una trasformazione a mano della salute, secondo leggi naturali proprie, innate, che possono essere osservate, ma non riprodotte né conosciute mai del tutto.
Al contrario ogni approccio riduzionista, che agisce settorialmente (farmacologicamente, chirurgicamente, o manualmente), è un’interferenza che disturba, rallenta o impedisce, entro un certo tempo, il lavoro della salute, che ha leggi proprie archetipe e inarrestabili.
Parafrasando il primo principio della termodinamica: l’energia si trasforma, ma non si distrugge.
L’energia infatti può trasformarsi in due direzioni:
1) degrada: a causa di attriti e resistenze meccaniche, si disperde in forme meno utili al lavoro.
Secondo il secondo principio della termodinamica, questa energia “sprecata” aumenta l’entropia (divisione, disordine, decadimento verso il caos) dell’ambiente circostante.
Tradotto nel corpo, ogni attrito – che anche un approccio settoriale provoca – degrada l’energia che anima il corpo verso organizzazioni organiche meno efficienti, che in sostanza favoriscono l’entropia generale (il decadimento, il caos), e favoriscono il peggioramento della salute generale, anche qualora migliorino il sintomo specifico.
2) si eleva: si compatta in forme nobili concentrando e amplificando il suo potere di lavoro.
La sintropia, considerata il contrario dell’entropia, rappresenta la tendenza al massimo ordine ed efficienza della complessità, nell’organizzazione e differenziazione/individuazione delle parti. In fisica è appunto associata alla vita e a processi finalizzati.
Un approccio sulla lesione/malattia, come oggi la medicina fa (e la stessa osteopatia in varie occasioni) va a favore dell’entropia, mentre quello sulla salute a favore della sintropia.
Non è un caso che ogni farmaco presenti numerosi possibili effetti avversi o indesiderati che si manifestano a seconda delle peculiarità e stato di salute di chi lo assume.
Ogni farmaco, lavorando settorialmente, attiva una catena di reazioni a latere al processo principale di adattamento della salute in corso, che attiveranno nuovi processi di adattamento della salute che invece di sostenerla, la impegneranno su più fronti e in maniera sempre più complessa.
Quanti più farmaci prenderemo, più processi la salute dovrà gestire. Con il risultato di stressare, se non danneggiare o mandare direttamente in burn out, l’organismo nel suo complesso.
Lo stesso succede per gli interventi chirurgici e per le manipolazioni. In osteopatia un eccesso di manipolazioni dà dei disturbi da “entropia” precisi e viene chiamato “over treatment”.
Il Dr.Still, di cui abbiamo parlato nella prima parte di questo articolo, coerentemente con questi principi dunque, decise di sostenere la salute senza interferire con farmaci selettivi o chirurgie non salva vita, ed effettuò manipolazioni sempre in ascolto di essa, in gentile esagerazione del movimento della lesione (ciò che oggi chiamiamo tecniche indirette), ovvero di quel
movimento intrinseco che va alla ricerca di un nuovo equilibrio, di un apprendimento, per ristabilire un’interezza, e così la piena manifestazione della salute.

Il dr W. G. Sutherland, allievo e successore del dott. Still, nonché padre dell’approccio craniale e scopritore del movimento respiratorio primario, così descrive un’esperienza con il suo mentore: “Il dr. Still prese la mia mano nella sua e mi fece sentire la lesione mentre veniva esagerata e come gli agenti naturali riposizionavano le ossa riportandole indietro.”
E così descrive l’approccio osteopatico in età già matura: “Non forziamo nulla a ritornare in posizione durante la riduzione di una lesione. C’è qualcosa di molto più potente nel paziente della nostra forza, che lavora continuamente verso la direzione del normale.” (“ Contributi di pensiero”, 1944 W.G.Sutherland).
I coniugi Lippincott (anche loro allievi di Sutherland), autori di un noto manuale di approccio al cranio approvato dal dott. Sutherland, cosi scrivevano:
Domanda: Quando si utilizza una tecnica diretta e quando un’esagerazione della lesione?
Risposta: L’azione diretta è controindicata quando è possibile esagerare una lesione!
( A manual of cranial technique di Lippincott, Rebecca Conrow).
Una tecnica di esagerazione sembrerebbe una tecnica che incrementa la lesione a un uditore inesperto, a causa dell’assuefazione al pensiero allopatico, in cui “curare” si traduce nella guerra alla lesione, alla malattia, al male (da cui deriva la parola “malattia”) per sopprimerne la manifestazione.
Ma è vero esattamente il contrario!
La lesione ha un movimento (residuo).
Questo è espressione di salute, ovvero di un progetto innato, originario, che attraverso forze insite nel corpo lo rein-forma costantemente, per nuovi progetti di equilibrio, calma e apprendimento.
Momenti differenti di questo processo in evoluzione dalla medicina allopatica vengono presi come istantanee, e definiti come sintomi da “curare”.
Le Forze in gioco che Still chiamava Vita non vengono prese per nulla in considerazione, pur essendo espressione di quell’intelligenza universale al comando di quanto succede nel nostro corpo e in tutto l’ universo.
Sono queste forze insite e innate il vero motore dell’efficacia della nostra disciplina.
L’osteopatia non guarisce, piuttosto sostiene il corpo nell’autoguarirsi.

E questo, come tutti gli osteopati sanno, è il fondamento del pensiero osteopatico.
Molti allievi del dr. Still, come il dr.Sutherland, il dr. Arthur Baker, i dottori Lippincott, e a seguire i dottori Rollin Baker, Anne Wales, Rubi Day e altri ancora, si sentirono profondamente chiamati da questa visione di servizio alla salute. La sposarono e vi rimasero fedeli per tutta la vita.
Ma non fu per tutti così.
Nel prossimo articolo scopriremo in quale esatto momento l’osteopatia ha subito una deviazione concreta verso una direzione più allopatica, causando ingenti danni alla sua vocazione originaria.
Danni che, oggi, stiamo cercando di recuperare attraverso scuole di insegnamento che riconducono alla vera natura dell’osteopatia: lavorare per l’autoguarigione del corpo e non per la cura della lesione singola.

Hai trovato utile questo articolo?
- Lascia un commento e fammi sapere cosa ne pensi
- Condividilo sui tuoi canali social o invialo a chi potrebbe trovarlo utile
- Seguimi sui social o lascia una recensione
Questo contenuto è protetto da Copyright ©. È vietata la riproduzione.

